A pesare di più la carenza di medici e il rischio di “finanziarizzazione” della sanità, la tecnologia è un’opportunità da cogliere senza indugio ma con attenzione
MILANO – Di fronte a una popolazione che invecchia, a pesare sulla tenuta del sistema sanitario nazionale sono soprattutto la diminuzione del numero dei medici e un'errata programmazione degli accessi ai corsi di laurea e alle scuole di specializzazione. Non si tratta di semplici percezioni, ma di una crisi misurata con il rigore della matematica, che ha permesso di misurare le dinamiche demografiche che spingono verso l'alto la domanda di cure: su tutti, l'impatto della speranza di vita sulla cronicità (30%) e l'aumento generale delle patologie croniche e multi-croniche (25%).
È questa una delle premesse del seminario del professor Luigi Pastorelli — docente di teoria del rischio e CEO del Gruppo Schultz — "Applicazione della teoria del rischio alla robotica" che si è tenuto lunedì 16 febbraio presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
La matematica del rischio: il modello LER
Per quantificare lo stato di salute del SSN, Pastorelli ha utilizzato il modello LER (Law Engineering Risk) sviluppato da Schultz, che identifica i fattori critici per la sostenibilità del sistema: diminuzione del numero di medici (30%), errata programmazione degli accessi accademici (25%), tagli al turn-over del personale (20%), calo del rapporto medici/abitanti (15%) e invecchiamento del personale medico (10%).
Un paese che invecchia
Negli ultimi quarant'anni, la speranza di vita è aumentata di 10 anni. Oggi la spesa per la cronicità ammonta a 66,7 miliardi di euro, destinata a salire a 70,7 miliardi entro il 2028. Entro il 2050, si stima che gli over 65 rappresenteranno il 37% della popolazione.
eHealth: opportunità o rischio di "finanziarizzazione"?
Il seminario ha posto l'accento sul rischio che l'introduzione di e-health e intelligenza artificiale possa favorire l'ingresso di gruppi finanziari e assicurativi nel settore, sostituendo la pratica clinica e il rapporto umano. Pur riconoscendo i vantaggi della robotica (ad esempio, la riduzione delle degenze del 37%), la normativa italiana (legge 132/2025) stabilisce che la decisione finale deve restare al medico.
La sfida è utilizzare la tecnologia come supporto, non come sostituto, e rafforzare la rete territoriale per evitare che la crisi degli ospedali pubblici apra la strada a una privatizzazione incontrollata della salute.
